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Coronavirus: considerazioni sulle coperture assicurative P&C

Casualty|Property
COVID 19 Coronavirus

Maggio 22, 2020

L’interpretazione delle coperture assicurative ai fini dell’applicabilità ai casi concreti legati alla pandemia diventa un’attività essenziale.

La diffusione della pandemia da Covid -19 ha impatti significati sull’operatività delle aziende in ogni settore, con probabili gravi conseguenze sull’intera economia nazionale. In un simile contesto di crisi, in cui la litigiosità inevitabilmente tenderà a crescere, l’interpretazione delle coperture assicurative ai fini dell’applicabilità ai casi concreti legati alla pandemia diventa un’attività essenziale.

Tenendo conto della disomogeneità dei testi di polizza proposti dalle compagnie assicurative che, seppur basati sugli stessi principi, sono spesso formulati in maniera diversa, desideriamo fornire alcune considerazioni generiche rimandando ogni analisi specifica al singolo caso.

Coperture Property: concetti fondamentali e applicabilità al caso Covid-19

I danni più ingenti subiti dalle aziende durante gli ultimi due mesi derivano dal fermo di attività e conseguente perdita di profitti. Pertanto, riteniamo opportuno iniziare l’analisi con lo studio delle coperture Property, in cui abitualmente rientrano i danni da Business Interruption. In linea generale, le polizze Property operano in conseguenza di un danno che abbia colpito la materialità delle cose assicurate (danno diretto) e indennizzano la perdita che ne potrebbe conseguire in caso l’indisponibilità delle cose danneggiate causasse una riduzione o azzeramento del volume d’affari (danno indiretto). Tali polizze possono inoltre prevedere coperture ancillari alle garanzie principali tali da rendere indennizzabili spese di varia natura, connesse all’evento principale o perdite per interruzione d’attività dovute a danneggiamento di cose diverse da quelle assicurate, ma che potrebbero comunque impattare sul normale svolgimento dell’attività (ad esempio, danni subiti dai fornitori, piuttosto che danni subiti da apparati di distribuzione di servizi di utilità pubblica).

Ciò premesso, riguardo l’applicabilità per i casi conseguenti a Covid-19, ci sentiamo di escludere che nelle polizze basate su “rischi nominati” possa venire elencato un evento di questo tipo. Con riferimento alle polizze “all risks” invece, anche qualora tra le esclusioni non fosse esplicitamente elencato un evento simile (contaminazione da agente patogeno, epidemia, pandemia ecc.), rimane da dimostrare che la presenza nei locali del patogeno sia assimilabile a un danno materiale alle cose assicurate e che un eventuale impedimento o sospensione dell’attività ne sia la conseguenza. Ciò diventerebbe particolarmente ostico qualora, come accaduto in Italia, il fermo di attività avvenisse in conseguenza di una ordinanza o un decreto di un’autorità civile a seguito della situazione creatasi su larga scala e non riguardasse lo specifico stabilimento.

Eventuali garanzie ancillari quali “impedimento d’accesso” o “Ordinanze di Autorità Civili” si basano sul presupposto che la causa scatenante sia un evento coperto, o non escluso, ai sensi della sezione danni diretti di riferimento. In rari casi esistono poi estensioni “Non Damage Business Interruption” che includono in maniera esplicita alcune cause diverse dal danno materiale che possono attivare la copertura “danni indiretti”. Tali estensioni normalmente prevedono una serie di eventi “nominati”.

Nonostante appaia difficile ricondurre la diffusione pandemica di Covid-19 ad una fattispecie di danno materiale e diretto, principio cardine della copertura Property, come abbiamo detto, rimane la necessità di valutare ogni singolo caso separatamente tenendo in considerazione l’unicità della situazione che stiamo vivendo e la sostanziale mancanza di giurisprudenza. Risulta pertanto impossibile esprimere un parere certo sulla possibilità di applicazioni, anche parziali.

Coperture Liability: infortuni dei lavoratori e regime di smart working

Le polizze di Responsabilità Civile, d’altro canto, tengono indenni gli assicurati in caso questi siano tenuti a risarcire un danno corporale o materiale colposamente cagionato a terzi.

Con il diffondersi della pandemia in Italia, il Legislatore ha prontamente posto in capo ai datori di lavoro e agli esercenti in genere l’obbligo di assicurarsi che venissero rispettate le prescritte misure di prevenzione e protezione per i propri dipendenti, in seguito, a causa del grave evolversi del contesto sanitario, sono state sospese tutte le attività produttive e commerciali ritenute non essenziali. Ora, a partire dal 4 maggio, l’industria manifatturiera è tornata operativa nel rispetto dei già menzionati obblighi di attuare misure di protezione e prevenzione.

Generalmente, le polizze assicurative di responsabilità civile contemplano le sezioni RCT (danni a terzi nello svolgimento dell’attività, escluse alcune figure tra cui i dipendenti o assimilabili), RCO (danni a prestatori di lavoro per infortuni subiti sul lavoro e – ma non sempre – malattie professionali) e RCP (danni a terzi cagionati dal prodotti difettoso).

Trattandosi di coperture di Responsabilità Civile, anche in ambito Covid-19 potranno essere chiamate ad operare solamente sul presupposto che venga imputato a responsabilità dell’assicurato il contagio da virus subito da un terzo. Appare poco probabile che possano “scattare” le sezioni RCT e RCP, visto che, a detta della comunità scientifica, le merci sembrano non costituire veicolo di trasmissione del virus e diversi wording contengono delle esclusioni con esplicito riferimento ad agenti patogeni.

Differente è il discorso relativo alla sezione RCO: la disposizione di cui all’art. 42, secondo comma, del Decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 sancisce ai fini INAIL che “Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato”. Se l’infezione da coronavirus è avvenuta in occasione di lavoro, essa è dunque equiparata ad un infortunio sul lavoro con conseguente possibilità di apertura di un sinistro sulla polizza di responsabilità civile e di rivalsa dell’INAIL in caso di responsabilità imputate all’azienda assicurata.

Riguardo infine alla modalità di svolgimento del lavoro in “smart working”, che diverse aziende hanno deciso di adottare, non abbiamo rilevato condizioni specifiche nei wording presenti sul mercato e la maggior parte delle compagnie assicurative interpellate ha confermato che – quando svolto in ottemperanza alle normative e leggi applicabili – non considera questa circostanza come aggravante il rischio.

Coperture Rischi Ambientali: concetti generali e sanificazione degli ambienti lavorativi

Analizziamo in ultima istanza le coperture Rischi Ambientali che, in via generale, tengono indenne l’assicurato da quanto questo sia tenuto a risarcire per danni a cose o persone in conseguenza di un inquinamento accidentale e graduale alle matrici ambientali (acque superficiali e sotterranee, suolo e sottosuolo, atmosfera) nonché per le spese che dovesse essere tenuto a pagare per la bonifica in conseguenza di un danno ambientale e/o di un ordine dell’autorità competente.

La polizza Rischi Ambientali opera per i siti che sono specificamente elencati e può contenere l’estensione della copertura delle bonifiche da effettuarsi all’interno degli stessi, nonché dei danni ai beni di proprietà dell’assicurato dovuti ad un inquinamento. Pur non essendo presente un’esclusione esplicita dei virus o dei batteri, l’evento di inquinamento è ben definito in polizza e, a quanto ci risulta, nei testi in circolazione sul mercato i virus non sono parificati a sostanze inquinanti.

Un altro aspetto da tenere in considerazione sono le operazioni di sanificazione degli stabilimenti: se la sostanza usata dovesse provocare un danno da inquinamento e le operazioni di sanificazione fossero state imposte da un’autorità, le spese di bonifica potrebbero rientrare in garanzia. Risulta tuttavia difficile affermare che le spese di sanificazione in sé rientrerebbero in copertura, in quanto non sarebbe agevole sostenere che siano la conseguenza di un inquinamento, presupposto di operatività della polizza.

I servizi di consulenza di Willis Towers Watson

Nel mercato assicurativo italiano non esistono wording standardizzati in quanto ogni compagnia propone il proprio testo; per questo motivo non è possibile esprimere a priori un giudizio certo sull’applicabilità delle polizze P&C ai casi conseguenti a Covid -19.

I team specializzati di Willis Towers Watson sono in grado di valutare singolarmente i wording per verificare la possibilità di attivazione delle garanzie a seguito di un evento pandemico e, in generale, l’allineamento con le migliori condizioni praticate dal mercato.

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