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Proteggere il patrimonio artistico e monumentale

Il recente incendio della cattedrale di Notre Dame ha acceso i riflettori sui rischi di danneggiamento a cui sono sottoposti i beni storici artistici e sulla tutela di tale patrimonio.

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Maggio 21, 2019

In Italia come sono tutelati i beni storici e artistici da possibili danneggiamenti? Quali vantaggi si otterrebero ricorrendo a strumenti assicurativi adeguati?

Come ha dimostrato il recente incendio della cattedrale Notre Dame, sono molti i beni storici e artistici, all’estero e in Italia, a essere costantemente sotto la minaccia del fuoco, delle avverse condizioni atmosferiche e di altri possibili danneggiamenti. Un rischio che aumenta esponenzialmente durante i lavori di restauro e che, dicono gli esperti, può essere ridotto ma mai completamente eliminato.

Questa consapevolezza suggerirebbe un maggior utilizzo di prodotti assicurativi per tutelare edifici e luoghi ad alto valore storico, artistico e architettonico. Tuttavia, in Italia così come in Francia, l’approccio alla tutela del patrimonio artistico (musei, gallerie, collezioni e monumenti) non prevede mai prodotti assicurativi di tipo tradizionale – come una polizza – ma strumenti di finanziamento straordinari come i fondi di garanzia statali.

Nel nostro Paese, ad esempio, l’ultima revisione del Codice Urbani prevede che lo Stato debba stanziare in sede di Finanziaria (quindi in base alla capacità della classe politica e dei Ministri interessati) l’Indennità Statale a tutela dei beni artistici e storici, destinata anche alla valorizzazione e al restauro dei beni stessi.

Alessandra Capua, Responsabile Fine Art Jewellery & Specie Willis Towers Watson per l’Europa, commenta così questa scelta: “In quanto advisor esperti, siamo contrari a questo atteggiamento: tutto ha un valore e nel caso di opere d’arte e monumenti storici, così come di tutto il patrimonio architettonico e paesaggistico italiano, il valore può essere ricavato in base all’attrattività e all’introito generati per il nostro Paese. Un esempio può essere fatto in absentia: se io togliessi il David di Michelangelo dalla Galleria dell’Accademia a Firenze, quanto varierebbe l’attrattività di questo museo nei confronti del pubblico? Quale variazione potremmo leggere a livello di biglietti venduti e visitatori raggiunti?”

“In Italia – continua Alessandra - il patrimonio artistico e monumentale rappresenta una delle principali voci di introito a livello statale. Riteniamo dunque la sua tutela un obbligo morale – ancora prima che un paracadute economico – nei confronti della cittadinanza italiana che, in caso di grandi o piccoli incidenti, dovrebbe contribuire alla ricostruzione attraverso le proprie tasse, che vanno a finanziare l’Indennità a tutela dei beni artistici e storici. Attraverso un’assicurazione, lo Stato sarebbe invece in grado di sostenere autonomamente le spese”.

Secondo Capua questo tipo di rischio potrebbe essere facilmente assunto da un pool di compagnie di assicurazione. I costi sarebbero contenuti perché il pubblico, a differenza del privato, non si dovrebbe confrontare con un mercato “potenzialmente interessato” all’acquisto dei beni assicurati e quindi non dovrebbe includere nella polizza eventuali perdite di valore a seguito di un restauro. Una forma tradizionale di assicurazione permetterebbe inoltre di finanziare i piccoli e grandi interventi di restauro a cui devono ciclicamente essere sottoposte opere e monumenti.

La scelta di superare la storica tendenza all’accantonamento di fondi a favore di una formula come quella assicurativa sembra quindi non solo necessaria ma anche lungimirante in un paese come l’Italia, esposto al rischio sismico e a quello idrogeologico oltre a quello terroristico. Per non rischiare che siano i cittadini a dover pagare le conseguenze di un disastro come quello accaduto recentemente a Notre Dame.

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